Nuove trame di quartiere a San Berillo

Nuove trame di quartiere a San Berillo

Il progetto nasce per ritessere una rete inclusiva e virtuosa intorno all’antica e dolorosa ferita urbanistica della città: il quartiere infatti, fra le aree centrali della città, è stato oggetto di un parziale piano di sventramento propedeutico a un’azione di rigenerazione negli anni post-bellici che non si è mai realizzata, col risultato di gettare nel degrado per anni l’area, i suoi abitanti e concentrare in un ghetto attività illecite. Trame di Quartiere vuole usare i linguaggi contemporanei per restituire dignità, storia e vitalità all’area urbanistica, coinvolgendo e attivando i suoi abitanti in un’esperienza di co-progettazione collettiva dell’identità del quartiere. Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 120.000Euro totali erogati in tre anni (ottobre 2015-ottobre 2018).

Catania. San Berillo, quartiere storico della città di Catania, costituisce il contesto d’azione del progetto di rigenerazione urbana “Trame di Quartiere”. Il progetto, fra i tre vincitori insieme a Periferica (Mazara del Vallo) e Street Factory Eclettica (Caltanissetta) del concorso di idee “Boom Polmoni Urbani”, ideato dal gruppo alla Regione Sicilia del Movimento 5 stelle in collaborazione con Farm Cultural Park, vuole proporre un’offerta culturale che sperimenti l’utilizzo delle arti performative e audiovisive per rendere fruibile una parte del centro storico di Catania a lungo marginalizzata, esposta al degrado e all’abbandono. Trame di Quartiere nasce da un’idea di rigenerazione e innovazione sociale finalizzata alla ricerca di nuove possibilità di sviluppo per il territorio, partendo dallo studio del contesto e intrecciando relazioni forti con gli elementi che lo compongono, siano essi spaziali, sociali, economici o culturali. E’ una sfida che si fonda su attività basate sul coinvolgimento diretto del tessuto sociale esistente. Il quartiere di San Berillo è compromesso dal degrado fisico e strutturale che interessa molte delle sue costruzioni storiche, a lungo abbandonate e non utilizzate. Nell’ottica del progetto la rivalutazione fisica del quartiere dialoga con la socialità e la voglia di ripresa che gli abitanti esprimono attraverso le loro relazioni e pratiche quotidiane.

Che cosa rappresenta San Berillo?
A lungo esempio di città informale per le sue pratiche abitative e spaziali, il quartiere di San Berillo è stato teatro, negli anni Cinquanta del Novecento, di un grande progetto di risanamento, finalizzato a “modernizzare” il volto della città etnea. Il risultato è stato lo sventramento del quartiere (240 mila mq2) con la demolizione dei suoi palazzi storici e l’espulsione della popolazione (circa 30mila persone). Un piccolo frammento del quartiere, ancora oggi chiamato Vecchio San Berillo, non è stato interessato dall’operazione di devastazione. Quest’area, negli anni, è diventata il luogo di accoglienza degli “invisibili” delle nostre città: migranti, sex workers, clochard. Il quartiere oggetto di una forte stigmatizzazione legata al fenomeno della prostituzione e all’arrivo dei primi migranti stranieri, viene rappresentato come un corpo estraneo alla città. I suoi confini ben definiti da rappresentazioni mediatiche e cartografiche lo separano dal resto del centro storico, rimarcando i tratti del degrado, del rischio sociale e della criminalità. L’abbandono di molte proprietà ha causato nel tempo fenomeni crolli e cedimenti minacciando la tenuta strutturale di molte costruzioni. L’ultimo caso del Novembre 2015 ha riguardato il crollo di una palazzina abbandonata in Via Pistone (arteria centrale del quartiere). Dopo l’intervento di vigili del fuoco e del genio civile l’amministrazione comunale, ha deciso la chiusura dell’area circostante con l’interdizione al traffico veicolare e pedonale della quasi totalità delle strade del quartiere, per preservare l’incolumità pubblica. La chiusura ha di fatto creato una sorta di zona rossa di Aquilana memoria post terremoto. I pericoli principali, causati dalla chiusura delle strade, sono rappresentati dal blocco delle attività,- in gran parte informali – nel quartiere, dallo smembramento del suo tessuto sociale e dall’impossibilità di attraversare concretamente lo spazio. Il permanere di uno stato di emergenza, con le strade sbarrate senza alcuna progettualità, rischia di trasformare l’area in una “zona definitivamente temporanea”[1]  consegnando i palazzi e le case a nuovi crolli o a demolizioni realizzabili sulla base della recente legge sui Centri Storici della Regione Sicilia[2].Oggi San Berillo rischia di trasformarsi in una perfetta configurazione materiale dell’idea di “Spreco” espressa, nella Sicilia dimenticata e malfamata del dopoguerra italiano, dal noto educatore e pacifista Danilo Dolci: numerosi spazi vuoti, un patrimonio storico architettonico di pregio lasciati all’incuria e all’abbandono.

Come nasce Trame di Quartiere?
Nel 2012, dopo un lavoro di mappatura di comunità realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Catania[3], ha preso vita un Comitato di cittadini[4], che negli ultimi 3 anni è riuscito a dischiudere al resto della città il patrimonio culturale e umano del quartiere, poco conosciuto e spesso relegato a ricordi nostalgici di “com’era prima” dello sventramento. Le attività del Comitato, tra pranzi sociali e feste popolari organizzate dagli stessi abitanti, hanno costruito nuove relazioni al suo interno e tra il quartiere e il resto della città, in parte superando l’immagine fortemente stigmatizzata che spesso gli viene associata. Si è messo in moto un vero e proprio movimento cooperativo tra diversi gruppi di cittadini, associazioni e residenti, che hanno visto in San Berillo un pezzo di città alternativo sia ai centri storici monumentali adibiti sia alle aree urbane moderne spersonalizzanti. San Berillo si sta così trasformando in una sorta di laboratorio di produzione di città basato su relazioni cooperative e sullo scambio sociale. I laboratori previsti dal progetto Trame di quartiere hanno il compito di costruire uno spazio di discussione  e rappresentazione delle pratiche  e dei significati legati al quartiere. I racconti e  le storie così prodotte diventeranno il materiale vivo da elaborare e all’intero di un centro di documentazione  e progettazione per il territorio che avrà sede in un palazzo storico del quartiere, il palazzo de Gaetani.

Dalla città di pietra alla città degli uomini… e viceversa.
Con l’attivazione del laboratorio di “Drammaturgia di comunità” e di video documentazione, che rimanda alla storia passata e recente di San Berillo,  si sta provando a costruire relazioni tra le varie comunità per produrre una visione comune del territorio. Il nostro approccio si basa sul presupposto che il quartiere e le persone che ci vivono non hanno bisogno di “riqualificare” la propria appartenenza e quello che essa esprime nella quotidianità; invece hanno necessità di riappropriarsi di spazi da tempo chiusi, che siano resi nuovamente accessibili per ospitare iniziative economiche e culturali.
Nello scenario in questione, due forze si muovono in direzione contraria: da un lato l’idea di rigenerazione che il Comitato insieme a Trame di Quartiere cerca di realizzare attraverso la costruzione di “comunità di cura”[5] facilitando meccanismi di riconoscimento delle proprie e altrui fragilità per muoversi verso la “comunità del desiderio e del possibile”; dall’altro un approccio urbanistico che privilegia invece una lettura ridotta esclusivamente alle condizioni delle strutture fisiche, proponendo processi di “distruzione creativa” con conseguenti fenomeni di gentrificazione. La sua posizione centrale e il pregio dei suoi palazzi fanno dell’intera area oggetto di mire speculatrici da parte di noti immobiliaristi locali alcuni dei quali entrati nel gorgo di processi giudiziari. Tali attori in passato hanno acquistato parte degli immobili a buon mercato, senza attivare opere di preservazione e ristrutturazione per due ordini di motivi: il primo è che non esiste un vero piano urbanistico particolareggiato del quartiere tanto atteso quanto mai arrivato. Secondo, i suoi abitanti storici (sex worker e migranti) sono considerati causa del degrado e ostacolo allo sviluppo urbanistico del quartiere.  Per uscire da una fase di stasi, nei mesi scorsi il Comitato di quartiere ha promosso un appello “Superare l’emergenza riprogettare il quartiere San Berillo”[6], preceduta da una partecipata assemblea pubblica, rivolto all’amministrazione comunale, nel quale si chiede un tavolo di lavoro e progettazione partecipato che interessi sia l’aspetto fisico sia l’aspetto sociale dell’abitato, con il coinvolgimento delle istituzioni locali (Comune, Soprintendenza e Università) e dei portatori di interesse (proprietari, associazioni, cittadini). In linea con le intenzioni del Comitato, la strada da percorrere dovrebbe promuovere e non ostacolare le attività culturali e imprenditoriali che nel corso del tempo hanno dimostrato capacità rigenerative, attraendo risorse e nuovi soggetti all’interno del quartiere e riuscendo a integrare le attività e pratiche preesistenti.

Nuove trame da intrecciare
Trame di quartiere ha intrapreso il suo percorso di creazione e di rafforzamento delle relazioni sociale e spaziali nel quartiere. I due laboratori Web serie lab doc e Trame di genere[7] in questi giorni stanno raccogliendo numerose adesioni di partecipazione.
Il percorso di rigenerazione pone però la necessità di affrontare la rivalutazione fisica dell’abitato, un patrimonio immobiliare da considerare non per la sua rendita ma per il valore d’uso che può acquistare. La prospettiva di lavoro dell’Associazione Trame di quartiere, insieme al Comitato cittadini attivi e la casa di quartiere “Come fa?[8]” intende coinvolgere i proprietari degli spazi dei palazzi abbandonati del quartiere nell’organizzazione di forme di riuso temporaneo, che possano creare un processo di riattivazione sia fisico sia sociale. Questo percorso prevede la mappatura degli spazi a disposizione e la loro messa in rete per piccole realtà imprenditoriali o sociali che cercano un luogo dove avviare la propria attività. Il nostro ruolo non è quello di mediatore tra una domanda e un’offerta di spazi, ma piuttosto un animatore che supporti sia i proprietari sia le realtà interessate ad entrare in relazione con il quartiere. Il lavoro da realizzare prevede di ricercare una diversa funzionalità per gli spazi disponibili, di accogliere nuove attività produttive e di servizi, di integrare le progettualità. Grazie alle attività sociali di diverse associazioni, e l’attenzione sociale rivolta al quartiere, è possibile attivare forme di servizi di welfare dal basso (es. un presidio per le tutele socio sanitaria) attraverso l’attivazione di spazi non utilizzati e chiusi da tempo.
La proposta che rivolgiamo è quella di una rigenerazione urbana contestuale e integrata, che fondi le sue radici nel contesto di riferimento attraverso un’analisi dettagliata delle sue specificità, e che sappia integrare diversi strumenti e diverse attività. Il fine è la costruzione di comunità di pratiche che definiscano progettualità legate al territorio e alle sue funzioni. Un approccio place-based che definisce la comunità in una dimensione dinamica e mutevole, non ancorata a tratti essenzializzati fondati su appartenenze territoriali esclusive, ma sulle relazioni, sulla partecipazione e sulla condivisione. Un progetto che tenta un innesto nel campo delle politiche pubbliche proponendo un visione innovativa che parta dal basso, da un luogo specifico, da un problema e da un certo gruppo di attori. Quindi, che continui ad intrecciare le sue trame!

Luca Lo Re (Presidente Trame di Quartiere),
Andrea D’Urso (coordinatore Progetto)
associazione@tramediquartiere.org
Pagina Facebook: Trame di quartiere.


[1] Rahola F.,”Zone definitivamente temporanee. I luoghi dell’umanità in eccesso” Ombre Corte, 2003
[2] La legge Regionale (Sicilia) n.13 del 10 luglio 2015 obbliga il Comune alla mappatura tipologica di tutti gli edifici del centro storico entro 180 giorni dalla promulgazione della legge e la definizione di aree di ristrutturazione urbana, nelle quali sono possibili azioni di demolizione e ricostruzioni.
[3] AA.VV. “Urban Cultural Maps: condividere, partecipare, trasformare l’urbano” Catania, CUECM, 2013
[4] Comitato Cittadini Attivi San Berillo. www.ldtsanberillo.org.
[5] AA.VV. “Il vento di Adriano: la Comunità concreta di Olivetti tra non più e non ancora” Roma, Derive e Approdi, 2015